GANZFELD

24 gennaio 2008

La pillola del giorno prima.



Avvertenza: post lungo, incazzato e tranciant. Acuito dalla situazione del Governo Prodi. Che per la seconda volta, com’ è come non‘ è, non si dimostra in grado di durare. Briganti e cosche che si è stati costretti ad assoldare, tradiscono. Buttando nel cesso il lavoro, anche da me, fatto con pazienza.

L’Italia non è un paese che funziona bene. La colpa è di chi lo abita. Quindi anche di chi lo governa, che possiede un tratto comune: l’appartenere ad una generazione a cui non è stato insegnato ad investire sul futuro.
L’immobilismo generazionale italiano vissuto con tronfia saccenza dalla classe politica sembra reggersi sull’obbiezione per cui il nuovo sarebbe da evitare per la sua mancanza d’esperienza, accontentandosi di un’espressione tautologica quanto meno idiota; una classe dirigente che definisce con un’argomentazione negativa: l’oggetto è definito per quel che non è (la mancanza d’esperienza) e non per quello che dovrebbe essere (dove avrebbero sbagliato i trentenni e i quarantenni d'oggi?).
In particolare in Italia, è evidente come l’esperienza non sia garanzia proprio di nulla.
La mia adesione ai Ds prima e al Pd ora e la mia partecipazione alla vita politica della mia città mi ha mostrato chiaramente ciò di cui parlo. Andrebbe bene anche la televisione, un contenitore di format stranieri acquistati, telegiornali lottizzati e orrende fiction amatoriali, lottizzate anch’esse. O la musica, o il cinema. I giornali? Poco cambia.
Accennerò della traumatogenesi (uso parole correte, stavolta) nelle organizzazioni politiche, ma sia d’esempio per quasi tutte le altre.
Proverò a spiegarmi.
La mia è una città tutto sommato ben amministrata, non lo dico per piaggeria, è vero. Percorsa da una vibrante coscienza politica. Ma nonostante questo il tracollo di partecipazione è evidente e dipende da qualcosa di profondo.
La mia generazione non è gradita.
Coloro che hanno fatto vivere per anni i grandi partiti di massa, hanno deciso di non avere figli, non solo qui dove vivo, in tutto il Paese. Ma in alcuni luoghi la tracotanza d’amore dei padri ne ha generati comunque, ma inattesi. Non è previsto l’aborto in tali casi, perché è il figlio a giungere gia bell’e fatto, firmando una tessera…per esempio.
Userò le parole di un grande psicoanalista passato, Sandor Ferenczi, per proporre un modello esplicativo della situazione. Sono parole barocche non prive di ampollosità lievemente dogmatiche, ma aiutano, chiariscono. Non sono la verità, ma vale la pena leggerle.
Ricordo che in psicoanalisi sessualità e libido hanno un significato più ampio di quello attuale, indicano qualcosa di generatore, di forza vitale, di proposta, di sopravvivenza. Ferenczi scrive dei traumi molto precoci, che sono quelli devastanti, che spengono le funzioni psicologiche:

La cecità dei genitori rispetto alla sessualità infantile depriva il bambino della comprensione circa la natura dei propri impulsi, portandolo a disprezzare la propria sessualità, a non fidarsi dell’ambiente che lo circonda e a mentire perché i suoi vissuti sono assai diversi da quelli dichiarati dai propri amati genitori. Così, l’impianto della cecità introspettiva degli adulti porterà il bambino a negare recisamente qualunque cosa i genitori ricusino. Un’altra possibilità traumatica può essere riscontrata in quei bambini che sono stati accolti freddamente alla loro nascita come ospiti indesiderati, i quali perderebbero il loro desiderio di vivere non a causa di un’incapacità vitale congenita, ma per l’eccessiva precocità con cui si è verificato il trauma. Quando succede questo, il soggetto – anestetizzato e privo di difese – può soltanto identificarsi come vittima con l’aggressore. Poiché nessuna relazione con il mondo esterno è in queste condizioni possibile, l’aggressore viene introiettato e di conseguenza trasformato in un oggetto intrapsichico con cui stabilire una relazione narcisistica.
in "il preverbale e l'ambiente psichico", Borgogno, Ferro.


Questo spiega perché le organizzazioni politiche prediligono coloro che ricercano modelli da imitare. Non cercano il futuro, bensì l’uguale a sé, che gli possa sopravvivere. Non desiderano che i propri figli si realizzino ma desiderano che solo il proprio volto possa continuare, ma solo dopo la propria morte fisica. Non prima. Il ritratto di Dorian Gray al contrario.
E questo non funziona, non è un modello sostenibile, come il Paese che governano.
Riferendomi alla letteratura psicoanalitica ed in più generale psicoterapeutica, non è dunque mio interesse la ricerca delle colpe e la loro collocazione. L’individuazione di un modello esplicativo coerente, è più che sufficiente. Delle colpe d’un figlio identificato, un po’ moscio di suo magari, non mi interessa.

L’obbiettivo non è l’abbandono delle persone maggiori di 55 anni su iceberg alla deriva, ma è la possibilità di lavorare ed amare (le funzioni che una persona libera da nevrosi secondo Freud dovrebbe poter esercitare) in un sistema in cui è percepibile lo scorrere costruttivo del tempo, vettoriale, e non scalare, imprigionato in una serie ciclica uguale a sé stessa ed infinita di numeri, come le lancette dell’orologio. E qui non è così.
Ho 25 anni e ho già perso tempo. Ne ho perso di mio, ma di più ne ho perso per colpe non mie. Peggio: per privilegi altrui. Un altro esempio, questa volta la politica passa nelle alternative: Al liceo, dove un privilegiato, arrogante e poco aggiornato corpo docenti impone tempistiche prolisse che gli permettano di giustificare, in ore almeno, il proprio stipendio, intoccabile: si lavora dopo essere pagati. Ed una volta pagati, nessuno controlla. Procedimento ribaltato. Persone che generano padri al posto che figli. All’università, dove burocrati spietati tengono bordone alle baronie che posso ormai solo vendere libri ai propri studenti, costretti a leggere e rileggere la trovata trita e ritrita dell’accademico. Di eccezioni ne ho incontrate in entrambi i periodi, hanno la mia gratitudine, ma sono eccezioni. La professionalità che ho acquisito è anche merito loro, certo. Anche, e mi sono stati chiesti molti soldi e troppo tempo, però. E non mi saranno restituiti nello stage sottopagato in cui mi assumeranno, se lo faranno.

Severgnini scrive nel suo ultimo libro sull’Italiano che in Italia il congiuntivo starebbe scomparendo, perché nessuno dubita più. Ha ragione: le corporazioni (i taxi, coloro che non lasciano spazio per nessun'altro, chi altro volete voi) non dubitano di avere un futuro. Sono convinte di non averlo.
Gran parte dell’eccellenza italiana è in realtà lo standard all’estero (gli esempi di prima vanno benissimo) e la vera eccellenza (nella ricerca, nelle arti) trova rifugio e vita solo all’estero: perché è il seme della sopravvivenza della specie, che qui, è sacrificato alla sopravvivenza propria.

Ne scrivo, perché ancora un po’ di passione mi è rimasta.
Ma usare parole come “ancora” e “rimasta” a 25 anni, facendo spesso cose in cui sono lasciato solo dai coetanei e dai loro padri intenti al management, non è un buon segno.
Ma sopravvivrò.

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