GANZFELD

01 settembre 2007

Furono notti bianche, sono stati black days. Ora si dice present tense.

...Chiuse il giornale e si mise a leggere, in prima pagina, il dispaccio dell'inviato speciale. Si contavano già cinquanta morti e trecento feriti, ma sotto le rovine c’erano certamente altri cadaveri…C’erano in Francia migliaia di uomini che non avevano potuto leggere il giornale, quella mattina, senza che un groppo d’ira salisse loro alla gola, migliaia di uomini che avevano stretti i pugni e mormorò: “Carogne!”. Matteo strinse i pugni e mormorò: “Carogne!” e si sentì ancora più colpevole. Avesse almeno potuto trovare in se una piccola emozione viva e modesta, cosciente dei propri limiti!. Ma nulla era svuotato, c’era davanti a lui un’immensa collera, una collera disperata, egli la vedeva, avrebbe potuto toccarla. Ma era una cosa inerte, e a spettava, per vivere, per scoppiare, per soffrire, che egli le prestasse il suo corpo. Era la collera degli altri. “carogne!” stringeva i pugni, camminava a gran passi, ma la collera rimaneva al di fuori, non voleva venire…qualcosa cominciava a nascere, una timida aurore di collera. Ecco! Ma subito si sgonfiò, si appiattì, egli era deserto, camminava a passi contati con la decenza di un uomo che segua un funerale, a Parigi…si asciugò la fronte con un fazzoletto mentre pensava: “Non si può soffrire per quel che non si vuole” Laggiù accadeva un fatto formidabile e tragico che reclamava si soffrisse per lui…
…”E’ inutile il momento non verrà…”

Sartre, " l' età della ragione"

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