GANZFELD

06 febbraio 2007

Pump, molto pump, pure troppo

Icona del mitico passaggio fra la pacchianeria degli anni ’80 e le speranze di tecnologia salvifica degli entranti ’90 furono le Reebok Pump. All’ora ero circa diecenne e per me erano al limite del totemico: costavano uno sproposito e facevano, eccheccazzo, qualcosa che mai nessuna scarpa aveva fatto. Si gonfiava la linguetta e ti schiacciava il piede. Venivano dagli USA, erano messianiche. Figurarsi se i miei potevano comprarmele. Loro savi e giusti genitori che non buttavano al vento soldi perché il loro bambino si sentisse così ganzo. (avevano ragione, misà.).
Beh, insomma, il solito mio amico superfico, ma che è sempre stato mio amico davvero, le aveva. Gli arrivarono dai suoi in vacanza negli USA. Ciao, impensabile per me.
Le “Pump” erano davvero un sogno. Che quella cazzata delle L.A. Gear (mitica fu la scoperta che non si pronunciava leghiar ma el-ei-ghiar) con le lucine che s’accendevano ad ogni passo non poteva minimamente sostituire.

Poi, alle medie, il mito svanì quasi del tutto. Averle era come avere una Ferrari usata, che fa la sua porca figura, ma il sospetto che chi la guida non abbia il grano per permettersela “vera” rimane. E io le trovai, in un mercatino tipo periferia di Bucarest e me le comprai, per 5mila lire: chi le vendeva, una mamma, non sapeva certo cosa fossero state per il figlio; e mi erano anche un po’ strette. Ma le avevo. Fanculo. Avevo le Pump. Affievolite, ma le avevo. E tu no.
Mi rimase una sensazione però. Quella che capita finita le forte motivazione a raggiungerla, alla quale, non piacevole, però ci si era quasi affezionati. (Sigmund, mi dispiace , ma non è questa la definizione di piacere…). E quella sensazione, ogni tanto ricapita.

Oggi, me ne ricapita una variante. Attenzione al salto logico:
Borat. Mesi fa il fenomeno mondiale che vide contrapporsi nella realtà il governo Kazako a Sasha Baron-Cohen, che rispondeva alla diatriba alleandosi, come Borat, al proprio governo contro di fatto se stesso. Geniale.
La ricerca di filmatini in internet e poi il film. Uscito negli USA e in Europa, Borat che va ai vari Late Show e si toglie le mutande in diretta, un casino, un turbine di risate, con un’ironia nuova, scorrettissima ma elegante.

Beh, è uscito dappertutto. In molte parti non l’hanno doppiato perché avrebbe perso troppo e perché là c’è familiarità con l’inglese e con i sottotitoli.
Qui lo hanno doppiato. Ora sta uscendo, piano piano, a marzo, mesi e mesi dopo il ciclone mondiale. Ora che tutti hanno smesso di ridere e lo ricordano piacevolmente, qui arrivano gli spot come se presentassero chissà che novità.

Ho paura che quella sensazione delle Pump, avanti così fra un po’ si estenda a gran parte delle gioventù di questo paese.
Ma dobbiamo avere pazienza.
Torneremo ad avere un nostro rinascimento, suoneremo il rock’n’roll meglio di tutti e faremo ridere con le nostre battute tutto il mondo.

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