GANZFELD

15 dicembre 2006

Botte e risposte

Se leggo quanto segue
Siete il problema, non la soluzione
Ho in animo di scrivere una cosa da molto, ed è una cosa che avrebbe bisogno di tempo e spazio per non sembrare troppo banale, brusca e demagogica. Ma ogni giorno non trovo il tempo per occupare lo spazio, e così, spazientito come ogni giorno dopo la lettura dei giornali, la metto giù banale, brusca e demagogica. Poi vediamo.
Se ne devono andare. Quando Fassino dice "bisogna cambiare rotta", quando Bersani dice "più coraggio sulle riforme", quando D'Alema dice che ci vuole il Partito Democratico, quando Prodi dice qualsiasi cosa, they-miss-the-point. Entirely. Il punto è che la rotta, le riforme, il partito democratico, non li possono fare loro. Il problema sono loro: il problema è la definitiva distanza delle élites politiche italiane non solo dal paese, ma dal mondo. E dalla dignità del loro ruolo. E non lo dico nel senso comune, per cui si dice "sono lontani dal paese" e si intende che il paese non li ama e loro se ne fregano. Sono proprio altro: sono un'altra cosa. Sono il piede italiano nella fossa del passato e della catastrofe sociale e culturale in cui ci siamo infilati. Vogliono fare qualcosa per il paese, seriamente? Se ne andassero: non lo dico da indignato rancoroso, lo dico da lungimirante e pianificatore affezionato a che le cose migliorino. Se ne andassero ragionatamente, chiamando rapidamente qualcuno a occuparsi delle cose che lasciano, spiegandogli dove sono le chiavi di casa, e appena concluse le operazioni di trasferimento delle responsabilità a qualcuno che viva nel mondo, vadano al cinema e quando tornano chiedano se c'è qualcosa che possono fare per aiutare. Basta.
Fassino è preoccupato davvero? Chiami cinquanta persone in gamba sotto i cinquanta e soprattutto sotto i quaranta e dica loro "volete occuparvi dei DS? è un buon partito, importante, ma ha bisogno di qualcuno che abbia una relazione con l'espressione tempi moderni. Una volta cercavamo di capirli, i tempi, adesso sono loro che cercando di capire noi". Si legga un giornale italiano, Fassino, e si dica se tra ciò che la politica italiana mostra di sé e il lavoro della classe politica si possa escludere una relazione. Non sarà diretta, la questione sarà complessa, ognuno avrà diverse colpe (compresi noi elettori): ma se il malato non guarisce, si cambia il medico. E se il medico si affanna a dire "no, scusate, ora ho capito, so come devo fare, è stata solo una distrazione", gli si mette una mano sulla spalla, lo si ringrazia per il lavoro fatto, gli si offre un cicchetto. E si cambia il medico. Vi abbiamo pure votati, ci abbiamo provato: ma siete un caso disperato.
Ecco, l'ho detta: brusca, banale e demagogica.
Luca Sofri, Wittgenstein


e lo metto al netto del brusco, banale e demagogico non è che poi non ci penso più perchè è solo brusco, banale e demagogico. In verità la soluzione non viene così facile, perchè le quote (di gioventù in questo caso), si sà che antepongono "l'essere parte di..." al "sapere fare" e questo è male, almeno alla lunga. Ma rimane il fatto che neanche la risposta di quel destro là, anche questa al netto del brusco, banale e demagogico, mi lascia poi tanto scandalizzato...


Con una sparata ben poco terzista (perché quanno ce vo' ce vo'), Luca Sofri dice chiaramente e bruscamente che "con questi dirigenti " non cambieranno mai le cose. Io sono molto d'accordo, ma allargo il quadro di Luca. Con questi dirigenti, sia chiaro che io intendo sia di destra sia di sinistra, figli delle ideologie della prima repubblica – socialiste, democristiane e comuniste – non si va da nessuna parte, non si avrà mai modernità, liberalismo e non si starà mai al passo coi tempi. Ma non è soltanto questione di dirigenti, figuriamoci. E' una questione di ideologie. Servirebbero a nulla, al contrario di quanto dice Luca, i trentenni e i quarantenni, se poi questi giovani (oddio, i giovani) scimmiottassero le idee della concertazione, del Vaticano, di Vattimo, dei sindacati e della guerra fredda. L'altra sera, da Daria Bignardi, mi sono venuti i brividi alla schiena a sentire Liva Turco spiegare che il nascituro Partito Democratico si propone di coagulare l'esperienza comunista e la tradizione cattolica, le due ideologie che nel passato si sono combattute e che ora si mettono finalmente insieme per far rivivere lo spirito del compromesso storico (l'ha detto, l'ha detto, ha detto anche "lo spirito del compromesso storico"). Insomma, Luca, non è che con questi dirigenti non si va avanti, non si va avanti con le carcasse ideologiche del passato, siano esse comuniste, socialiste, fasciste o democristiane. Ci fosse qui Guzzanti direbbe che ci vuole la rivoluzione liberale.
Christian Rocca, Camillo

Ah, i pensieri impuri...

p.s.
non che adesso sia diventato girotondino. Quelli erano
solo bruschi, banali e demagogici e al netto di questo rimaneva solo una roba un po' infantile. No no, è che anch'io sono un "lungimirante e pianificatore affezionato a che le cose migliorino", e da tale qualcosa di oggettivo è gia un po' che lo dico.

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