GANZFELD

19 novembre 2006

Realpolitik

Spesso accade che mi trovi ad avere pensieri impuri. Vita da peccatore la mia. Ieri a Milano e Roma ci sono state due manifestazioni per la Questione mediorentale. A Roma presenze violentemente antisemite (che la storia ascrive solitamente sotto la voce fascismo, nazismo) hanno rovinato, almeno mediaticamente, tutto com'era d'aspettarsi. A Milano è andata meglio, i toni iniziali erano diversi, anche se le bandiere israeliane erano meno delle aperte contestazioni ad Israele. Non ho visto un cartello di condanna ad Hamas, ma spero mi sia solo sfuggito.
E qui i pensieri impuri: queste manifestazioni, che non si possono non fare, non servano a nulla.
Tautologicamente assolvono i moti di coscienza di noialtri. Che dramma laggiù, vado in manifestazione, ok, ora va meglio. Ma a chi?, ma me naturalmente, là non cambia nulla. Se ne sbattono dell'ONU, figuarsi di piazza Duomo.
L'altro pensiero è che credo il segno di pace arriverà quando, in momenti diversi, 50mila fra italiani e palestinesi una volta e altrettanti fra italiani e israeliani l'altra sfilino e parlino di pace a sè stessi, però. Il problema non è contrapporre alla guerra l'amore fra Israeliani e Palestinesi, ma contrapporre un modello di conflitto sostenibile. Italiani e Francesi, Padovani e Veneziani, Firenze e Siena, Nord e Sud, Lazio e Roma non si amano. Ma non fanno (più) la guerra.
La pace avrà la sua chance quando movimenti maggioritari all'interno dei due famosi popoli (e si spera dei rispettivi Stati) parleranno di pace. Quando accanto alle diverse e variegate rispettive culture si affiancherà stabilmente la parola pace. Poi si staranno sulle palle per molto ancora, forse per sempre, ma senza spararsi.
La pace non è amore, ma assenza di guerra (sfido a trovare altre definizioni, come sfidava Bobbio).
Negli ultimi 60 anni quanti bambini Israeliani e Palestinesi sono saliti sui mille palchi allestiti all'uopo? Morale? Altrettanti, almeno, continuano a morire.
Occorrono, all'uopo, adulti che dai palchi parlino ai propri di pace. E convincano la maggioranza dei propri cittadini alla pace. Se no si continua a celare l'obbiettivo dietro l'utopia, inutile per altro, dell'amore incondizionato fra tizio e caio, spostando il problema un po' più in là, e per il momento facendo la guerra là e le manifestazioni qua.
E lo so che non è tutto qua, ma, cosa vuoi, faccio una cosa alla volta io.
La prossima volta, noi di sinistra dico, organizziamo una manifestazione contro le destre che vogliono la guerra, ma non al motto di "Forza Palestina!" o "Forza israele!" che, come con "Forza Italia", non serve ad una mazza. Anzi.

1 Comments:

  • sai che concordo...ce lo siamo detti sabato, del resto...

    By Anonymous Francesca, at 14:54  

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