GANZFELD

11 ottobre 2006

Visto o sentito /13

Di questi tempi non capita spesso, chissà poi se una volta capitava di più, di ascoltare un disco e pensare che sia tutto giusto. E’ una sensazione strana, ma utile. E’ una sensazione immediata che non lascia spazio a critiche. Poi in realtà può esserci un giudizio di valore generale, ma con la consapevolezza che di errori proprio non ce ne sono.
Paolo Nutini ha 19 anni, e questo è giusto, è scozzese, che magari è meno giusto, fa il cantautore. Suona come può, senza voler sembrare naif o particolarmente bravo, ma scrive dei pezzi perfetti. La strofa lunga giusta, il ritornello perfetto, poi il bridge. Tutto al proprio posto. Con i testi leggeri ma ogni tanto un po' pigiati per farceli stare.
Di questi tempi invece assistiamo a brevissime strofe che lanciano nauseabondi ritornelli che ritornellano non meno di dieci volte, che si appiccicano in testa e ne rimane l’odore per tutto il giorno. Spesso l’autore vuol sembrare bello o alla moda o ricco o punk o bravo. Vuol sembrare, ma puntualmente non lo è. Nutini lo è, qualsiasi cosa sia.
Mi è venuto in mente che These Streets sembra scritto da uno a caso fra Keziah Jones, Dave Matthews, Jeff Buckley, Chris Martin, John Lennon o Neil Young quando non sapevano suonare.
E' magnifico il fatto che Nutini non voglia mai sembrare uno di loro, ma che grazie a loro abbia fatto un disco bellissimo.

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